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Caserta. Provincia, elezioni: quanti aspiranti, anche nell’alto casertano!

Non è partita ancora ufficialmente la campagna elettorale

per le elezioni provinciali, riservata ai sindaci ed ai consiglieri comunali, atteso che le nuove regole prevedono che il presidente e i sedici consiglieri provinciali vengano eletti non più dal popolo, ma dagli amministratori comunali, e già si registrano i primi approcci, quanto meno per arrivare ai candidati alla presidenza.

Il sindaco di Piedimonte Matese, Vincenzo Cappello, potrebbe rappresentare il Pd per la carica di presidente.

Nell’Alto Casertano però, tutti gli attuali consiglieri provinciali uscenti, dovrebbero ricandidarsi per riprendersi la carica, in vista dello scioglimento del Consiglio Provinciale che avverrà alla fine di questo mese. Gianluigi Santillo di San Potito Sannitico, Giuseppe Avecone, sindaco di Alife, Silvio Lavornia, sindaco di Dragoni, Stefano Giaquinto, consigliere comunale di Caiazzo, assessore provinciale uscente e Domenico Ragozzino, vicesindaco di Castel di Sasso, dovrebbero correre per strappare uno dei sedici seggi previsti nella nuova assise provinciale.

Come si vota ce lo spiega il direttore del quotidiano online e settimanale cartaceo “Caserta Focus” Francesco Marino.

E’ composta da 1393 persone la platea elettorale della nuova provincia
Sono, infatti, tanti gli amministratori che hanno diritto al voto e che possono concorrere ad eleggere il nuovo presidente e il nuovo consiglio del parlamentino di corso Trieste. Per avere una platea elettorale “perfetta”, cioé con tutti gli effettivi, molto dipenderà, però, da quando si celebreranno le votazioni, dal momento che, in provincia di Caserta, ci sono una serie di Comuni come Capodrise, San Nicola la Strada che, allo stato attuale, sono senza amministrazione. Se per le provinciali si dovessero celebrare prima della tornata amministrativa, così come è emerso nelle ultime ore, gli amministratori di quei comuni non potranno partecipare alle consultazioni, restando fuori anche dai possibili eletti. Come è noto le cariche dell’ente di corso Trieste, a cui possono concorrere solo i sindaci, i consiglieri comunali e, per questa prima tornata i consiglieri provinciali uscenti, non saranno più elette dai cittadini attraverso un voto amministrativo, ma dai sindaci e dai consiglieri comunali, attraverso un sistema di voto ponderato. Per essere chiari, in base al numero di abitanti, in base al decreto Delrio con cui è stato rivoluzionato il sistema delle province, a ciascun consigliere viene attribuito un indice che rappresenta il numero che l’amministratore esprimerà nell’urna. Sono cinque le fasce di voto in cui è possibile dividere i centoquattro comuni della provincia di Caserta. C’è una prima fascia composta dalle città, cioè Caserta, Marcianise, Maddaloni, Santa Maria Capua Vetere e Aversa, una seconda che abbraccia i Comuni dai 10mila ai 30mila abitanti, una terza che comprende i comuni che vanno dai 5mila ai 10mila. A scendere, poi ci sono i comuni tra i tremila e i cinquemila abitanti, e, per poi completare il quadro, quelli al di sotto dei tremila abitanti. Attraverso questo sistema si viene a stravolgere la visione tradizionale delle elezioni provinciali: il presidente che raccoglie più voti viene eletto. Con il voto ponderato, ovviamente, non è così.
Come succede per gli enti strumentali, il presidente che raccoglierà l’indice più alto è quello che conquisterà la fascia
In questo quadro, conterà moltissimo il peso delle cinque grandi città e dei suoi 129 consiglieri comunali ciascuno dei quali può esprimere un indice di 229,760 che è quasi tre volte superiore a quello dei comuni di seconda fascia. Un consigliere di seconda fascia, infatti, può esprimere un indice di 86,849 che, però, viene bilanciato dal numero degli amministratori che è circa tre volte e mezzo superiore a quello di prima fascia. Sono 403 gli elettori dei comuni che oscillano tra 10mila e 30mila voti. La differenza di peso tra seconda e terza fascia, invece, è meno marcata. L’indice attribuito a questi consiglieri, 343, è 68,059. La differenza diventa di nuovo importante scendendo nei comuni tra tremila e cinquemila abitanti. I centoundici consiglieri che si trovano in quella fascia, infatti, possono esprimere un indice di 39,647 che si dimezza ulteriormente per l’ultima fascia nella quale votano 407 consiglieri comunali: per loro l’indice, infatti, è di 18,712. Nell’analizzare i numeri della nuova platea elettorale, non si possono, ovviamente, non tener conto di due valutazioni di ordine politico. La prima è legata al fatto che, ovviamente, la platea, almeno in linea teorica, non è “libera” nella scelta del presidente e del nuovo consiglio. Ciascun amministratore comunale, infatti, è legato ad un partito e, poi, ad una coalizione.
Le coalizioni in campo
Tenuto conto che, a meno di colpi di scena, le coalizioni a concorrere sono due, visto che, da un lato il centrodestra (Fi, Fdi, Nuovo Psi, Ncd e Udc) ha annunciato al termine dell’interpartitico di mercoledì di voler correre compatto e dall’altro il Movimento 5 Stelle non può essere della partita avendo un solo consigliere comunale a Casapulla, cioè Santa Santillo. A questo punto, ago della bilancia, sono quei consiglieri civici e quelle amministrazioni senza partito che possono oscillare, a seconda del caso sia a favore del candidato di centrodestra che a favore di quello di centrosinistra.

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