Caiazzo. Parcheggio multipiani, incredibile: posti per disabili spostati fuori dal piano più basso: senza neanche l’ascensore!

Buon vivere a parole, ovvero di facciata, a quanto segnalato da alcuni sconcertati automobilisti diversamente abili:
fra le tante novità (svantaggiose per l’utenza) recentemente introdotte dai preposti comunali per l’uso del parcheggio multipiani, indubbiamente appare da Guinness (della negatività, dovendosi escludere la demenza) quella inerente i posti (per legge) riservati ai diversamente abili che, come si evince dalle foto, sono stati dislocati dal piano alto, a livello della strada sovrastante, all’esterno della struttura (ove finora almeno alcuni automobilisti potevano parcheggiare senza soggiacere all’inviso balzello). a livello di una strada periferica dalla quale i malcapitati non potrebbero risalire al centro di cotanto “buon vivere” se non avventurandosi, a rischio e pericolo della propria incolumità, in un periplo oltremodo pericoloso, lungo due provinciali trafficate e sprovviste di corsie ad hoc, atteso che l’impianto ascensore è tuttora inutilizzabile sebbene “sistemato” e, pare, collaudato lo scorso anno.
Il tutto a beneficio del gestore, che può fruire di più posti a pagamento, evidentemente non solo al piano alto, oltre che di una fascia oraria ugualmente ampliata, mentre sono state soppresse alcune fra le poche zone di sosta franca, come gli spazi in precedenza riservati lungo via Umberto I°.
E poiché deve presumersi che in una comunità civile e amministrata col sale nella zucca nulla possa avvenire se non previo studi, analisi e conseguente atto pubblico deliberativo o determinante, sarebbe il caso, oltre che di intervenire ad horas per eliminare la vergogna -prima che torni l’inviato di “Striscia”, a quant’è dato sapere già allertato- che il sindaco renda noto come il tutto è potuto accadere e a quale genio si deve, senza remore né peli sula lingua, essendo ciascuno responsabile delle proprie azioni, in particolare quando a farne le spese sono i già bistrattati diversamente abili. In una città, per ironia della sorte, cosiddetta “del buon vivere”…

