Giorno: domenica, 22 Febbraio 2015

TEANO/NOCELLETO. A fuoco un magazzino agricolo lungo l’Appia. Nube tossica sul capoluogo sidicino. Vigili del Fuoco impegnati per ore a spegnere l’incendio.

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Non è stata chiarita la natura dell’incendio. Coinvolti anche due camion carichi di merce e pronti per la consegna. Danni per diverse decine di migliaia di euro… 
Un incendio di vaste dimensioni si è sviluppato nel pomeriggio di oggi, lungo la Statale Appia che da Nocelleto, conduce a Maiorisi. La nube, nerissima, si è spostata su Teano ed era visibile da decine e decine di chilometri. Nell’incendio sono stati coinvolti anche due camion, carichi e pronti per le consegne in ordine domani. Sulla natura delle fiamme, ovvero come si siano sviluppate, sono in corso gli accertamenti degli inquirenti. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco che sono rimasti impegnati l’intero pomeriggio per domare e mettere sotto controllo l’incendio. La zona è stata messa in sicurezza. Il sospetto che l’incendio sia di natura dolosa è scontato, atteso che piove da due giorni nella zona e l’acqua si è infiltrata dappertutto. Quindi è del tutto improbabile, se non impossibile, che si potesse sviluppare un’autocombustione.

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PIEDIMONTE MATESE. Non sarà candidato alla Regione, ma potrebbe candidarsi presidente della provincia. Il sindaco Vincenzo Cappello pronto a scendere in campo.

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Il primo cittadino, per via della legge che impone le dimissioni dalla carica per candidarsi alle regionali, non vuole lasciare commissariato il Comune per il quale ha guidato le sorti per sette anni. Gode anche di un appoggio bipartizan… 
Non sarà candidato alle prossime regionali, perchè la legge impone ai sindaci dei Comuni superiori ai 10mila abitanti di dimettersi un mese prima della presentazione delle liste. Parliamo del primo cittadino di Piedimonte Matese, Vincenzo Cappello, il cui mandato scade nel 2017, ovvero fra due anni, sufficienti però per permettergli la candidatura alla presidenza della Provincia di Caserta. E stavolta anche i “big” del Pd avranno poche possibilità di mettergli i bastoni tra le ruote, come loro abitudine quando non vogliono che si candidino personalità politiche che i voti sul territorio li hanno. Per candidarsi alle regionali, Vincenzo Cappello dovrebbe dimettersi entro il 17 aprile dalla carica di sindaco, lasciando di fatto il Comune di Piedimonte Matese commissariato fino al prossimo anno, prima data utile per le elezioni. Lo stabilisce la legge regionale che l’attuale Consiglio non ha voluto modificare (a ragion veduta), lasciando al palo sindaci, che di fatto così risultano “incandidabili” (Antropoli – Capua; De Angelis – Marcianise; Schiappa – Mondragone; Sagliocco – Aversa, lo stesso Cappello a Piedimonte Matese, etc. etc. etc.) dando un forte aiuto ai consiglieri regionali uscenti eliminando per loro avversari che sono stati votati con la preferenza e quindi, davvero detentori di consenso elettorale. Ma, per gli stessi motivi, sono però candidabili sindaci di Comuni con un vasto bacino di consiglieri comunali (i nuovi elettori). Infatti anche il sindaco di Marcianise Antonio De Angelis, appoggiato per ironia della sorte da un altro matesino, il deputato Carlo Sarro, già sindaco di Piedimonte Matese e coordinatore di Forza Italia. Poi ancora il sindaco di Mondragone Giovanni Schiappa, che può far leva anche su un accordo con Fratelli d’Italia che, però, si scontra con il suo compagno di partito del Nuovo centrodestra Giuseppe Sagliocco, che, pure, vede di buon occhio questa candidatura. In casa centrosinistra, oltre a Vincenzo Cappello, sta prendendo forma anche l’idea di candidare il sindaco di Casal di Principe Renato Natale. Scomparsa la modalità dei collegi, con il decreto Delrio, saranno direttamente i consiglieri comunali ad eleggere il presidente della Provincia. Si tratterà di un’elezione vera e propria con modalità nuove. Il presidente, che resterà in carica quattro anni, ed è eletto dai sindaci e dai consiglieri dei comuni della provincia. Sono eleggibili a presidente i sindaci della provincia, il cui mandato scada non prima di diciotto mesi dalla data di svolgimento delle elezioni. Per questa ragione, sono fuori dalla corsa alla presidenza tre big della politica nostrana come il sindaco di Caserta Pio Del Gaudio, quello di Santa Maria Capua Vetere Biagio Di Muro, e quello di Capua Carmine Antropoli, eletti tutti e tre nel 2011, e, quindi, nel momento del voto per la provincia, con soli dodici mesi davanti prima della scadenza del mandato. L’elezione avviene sulla base di presentazione di candidature, sottoscritte da almeno il 15 per cento degli aventi diritto al voto. Le candidature sono presentate presso l’ufficio elettorale appositamente costituito presso la sede della provincia dalle ore otto del ventunesimo giorno alle ore dodici del ventesimo giorno antecedente la votazione. Il presidente della provincia può nominare un vicepresidente, scelto tra i consiglieri provinciali, stabilendo le eventuali funzioni a lui delegate e dandone immediata comunicazione al consiglio. Il vicepresidente esercita le funzioni del presidente in ogni caso in cui questi ne sia impedito. Il presidente può altresì assegnare deleghe a consiglieri provinciali, nel rispetto del principio di collegialità, secondo le modalità e nei limiti stabiliti dallo statuto. Il consiglio provinciale sarà composto da sedici elementi e durerà in carica due anni. L’elezione avviene sulla base di liste, composte da un numero di candidati non superiore al numero dei consiglieri da eleggere e non inferiore alla metà degli stessi, sottoscritte da almeno il 5 per cento degli aventi diritto al voto. Nelle liste nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 60% del numero dei candidati, con arrotondamento all’unità superiore qualora il numero dei candidati del sesso meno rappresentato contenga una cifra decimale inferiore a 50 centesimi. In caso contrario, l’ufficio elettorale riduce la lista, cancellando i nomi dei candidati appartenenti al sesso più rappresentato, procedendo dall’ultimo della lista, in modo da assicurare il rispetto della disposizione di cui al primo periodo.

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PIEDIMONTE MATESE. Allergie respiratorie e sport? Un abbinamento possibile. Rinite e asma le peggiori “Si associano tra loro” afferma il dottor Luigi Ferritto

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Sono state etichettate come le “epidemie del terzo millennio”, anche perché affliggono quattro individui su dieci. Per molto tempo evitatolo sport, invece, può essere una vera e propria cura in caso di asma e altre forme allergiche… 
Le allergopatie respiratorie, come rinite e asma, sono le epidemie del terzo millennio. Il numero di persone interessate da questi disturbi è in costante aumento, principalmente tra i giovanissimi. In Italia tormentano quattro individui su 10 e il 20% degli adolescenti è affetto da gravi forme di riniti. “La rinite allergica è un problema considerevole, che molto frequentemente si associa all’asma bronchiale” – afferma il Dott. Luigi Ferritto (nella foto), medico della Clinica Athena-Villa dei Pini di Piedimonte Matese– “Colpisce infatti naso, occhi e bronchi. I sintomi più comuni sono starnuti, naso che cola, occhi arrossati e pruriginosi, respiro faticoso. Il più delle volte è provocata da allergeni inalanti come polline di alberi, acari, animali e muffe”.Spesso, però, chi soffre di asma, o altre allergie, non si sente di poter fare attività fisica, perché ha timore che questa peggiori i suoi sintomi. “Gli asmatici possono invece effettuare quasi tutti gli sport – sottolinea il dott. Ferritto – Ma è importantissimo per tutti gli individui una visita medica e una valutazione funzionale, prima di praticare un’attività sportiva. Gli unici sport non consigliabili sono quelli che si svolgono in ambienti o condizioni estreme come il paracadutismo o le immersioni subacquee. È vero che l’asma può a volte causare delle reazioni durante l’esecuzione dell’attività fisica, ma se la malattia è ben controllata, da parte dei medici, l’asmatico può condurre una vita normale e senza troppe limitazioni”. “Per di più – aggiunge il medico – lo sport è una cura. Di conseguenza può determinare importanti benefici se viene praticato correttamente. Tutti i soggetti con malattie croniche (come il diabete, la fibrosi cistica, o la cardiopatia) possono eseguire una attività fisica, dopo una valutazione funzionale, che potrà essere di tipo agonistico, ludico o riabilitativo.” Da non sminuire il ruolo dell’alimentazione negli individui predisposti ad allergie respiratorie. “Diversi studi confermano che la vitamina D, gli acidi grassi Omega 3 e 6 possono prevenire l’asma” –conclude l’esperto – “L’obesità e il sovrappeso (che interessa più del 20 % degli italiani) possono invece peggiorare i disturbi”.

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PIANA DI MONTE VERNA. Amelia Falco una delle quattro MasterChef 2015. E’ approdata alle semifinali e lotta per conquistare il titolo. Orgoglio dell’intera Campania!

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26 anni, studentessa di Economia, è figlia e nipote di chef professionisti e racconta di essere cresciuta in mezzo ai fornelli. Adora i primi piatti, in particolare la pasta “in tutte le sue forme”. Il suo giudice più severo è il fidanzato (più di Cracco e Bastianich?) LA CRONISTORIA DELL’ULTIMA PUNTATA…
Il cerchio di MasterChef Italia si stringe. Arianna, destinata al duello con il peggiore del Pressure Test, non parteciperà alla prova in esterna. I nostri quattro aspiranti chef si sono sfidati a colpi di alta cucina, in una cornice naturale da togliere il fiato. Approdo all’isola Bella, sul lago Maggiore. Costruita dai Borromeo nel XVI secolo, decorata con obelischi, architetture barocche, statue, fontane e piante esotiche è stata la sede della prova in esterna dei quattro finalisti. Gli aspiranti chef di MasterChef Italia dovranno soddisfare i tre palati esigenti degli ispettori della associazione internazionale “Relais & Châteaux”, di cui fanno parte nei cinque continenti circa 500 dimore e 160 ristoranti Grand chef. Gli ispettori girano il mondo in incognito per giudicare i ristoranti ed è per questo motivo che durante la prova sono rimasti nell’anonimato: né i giudici Cracco, Barbieri e Bastianich, né gli aspiranti chef vedranno mai i loro volti. Nella prova di giovedì, inoltre, per la prima volta, non ci saranno brigate di cucina: gli aspiranti chef gareggeranno singolarmente cucinando un piatto con il pesce del lago e solo il migliore si salverà, mandando al “Pressure Test” gli altri tre. Nicolò è stato il vincitore dell’Invention Test e aveva il diritto a scegliere per primo il pesce di lago protagonista della sua ricetta. Gli aspiranti chef si sono recati al molo per effettuare le proprie scelte e si sono trovati avanti davanti del persico, del gardon, della tinca, lavarello e trote di lago. Lo studente di agraria prende del persico e gli altri cuochi amatoriali non potranno utilizzare la stessa materia prima. Amelia sceglie una trota, Paolo preferisce il lavarello perché non vorrebbe avere problemi con la sfilettatura. Stefano prende la tinca, un pesce povero da valorizzare. È tempo di andare in cucina, da questo momento avranno un’ora di tempo per preparare un antipasto, un primo o un secondo. In base alle loro scelte i giudici hanno deciso l’ordine di uscita dei piatti. Stefano ha preparato un secondo perché aveva intenzione di stupire gli ispettori, mentre Amelia ha preferito un antipasto per via della trota, pesce non particolarmente adatto ad un primo piatto. Nicolò ha rischiato per non giocare nella fascia dell’anonimato: ha sperimentato i fegatini di persico. Paolo intanto ha sentito molto l’ansia dato il posto in cui si trovano e avrebbe preferito lavorare in coppia. Chef Barbieri lo riprende perché ha letteralmente massacrato il pesce, ma nonostante questa, la sua idea di risotto al lavarello aromatizzato al limone sembra convincere il nostro giudice. Amelia ha creato dei medaglioni di trota su una crema di zucca, nido di finocchi croccanti e una base al gorgonzola. Stefano invece ha creato una crema di cipolle caramellate e filetto di tinca marinato al limone e rosmarino e come al solito è stato beccato da Chef Bruno Barbieri perché stava di nuovo iniziando a sudare (e Nicolò non ha esitato a etichettarlo ‘Mr. Tremarella’). Dopo essersi informati sulle portate scelte dagli aspiranti chef i giudici scelgono l’ordine di uscita. Ad aprire le danze è stata Amelia con il suo antipasto, a seguire Nicolò con il pesce persico, il risotto di Paolo e la tinca di Stefano. Chef Bruno Barbieri ha consigliato ad Amelia di rivedere la sua salsa perché, altrimenti, era inservibile. Intanto Paolo continuava a essere tremendamente in ansia. Gli ispettori Relais & Châteaux hanno raggiunto l’isola Bella. Erano alla ricerca di un piatto che doveva essere bello sia nell’aspetto che nel gusto e che risultava eccellente nella tecnica. A pochi minuti dall’inizio, Amelia ha iniziato l’impiattamento. A Joe Bastianich il compito di introdurre gli aspiranti chef agli esaminatori. 

La studentessa di Piana di Monte Verna, Amelia Falco ha presentato dei Medaglioni di trota in equilibrio tra il dolce e il salato. Il piatto era molto attraente ma tutti e tre gli ispettori pensano che il pesce sia troppo spesso e il gorgonzola contrasti eccessivamente con la delicatezza della trota. La combinazione di Amelia purtroppo non ha convinto. Gli ispettori assegneranno un punteggio a ciascun piatto, dando da uno a cinque gigli, simbolo di Relais & Châteaux. Nicolò è il secondo a servire. Presenta un attraente Filetto di pesce persico su vellutata di zucca e crema di spinaci. L’impiattamento è molto bello e, nonostante manchi un po’ di acidità, è risultato un piatto ben costruito e cucinato. Un successone! È ora il turno del Risotto al lavarello e zucca al limone di Paolo. La decorazione del piatto è poco elegante e il pesce è troppo cotto, ma il giudizio si mantiene abbastanza positivo. Chiude gli assaggi Stefano con la sua Tinca su crema di cipolle caramellate, patata croccante e salsa di senape. Il responso in questo caso è decisamente negativo: il pesce di crudo! Gli ispettori votano un’ultima volta e dalla somma dei loro punteggi verrà fuori il nome del vincitore della Prova in Esterna. I quattro cuochi amatoriali hanno lavorato con grande concentrazione. Mentre gli ispettori lasciano l’isola i giudici di MasterChef Italia svelano il nome del vincitore della sfida: si tratta di Nicolò! Gli altri aspiranti chef dovranno scontrarsi al “Pressure Test” e uno di loro dovrà sfidare Arianna. Il Pressure Test ha un solo obbiettivo: sopravvivere alla prova per salire in balconata con Nicolò per giocarsi l’accesso alla finale. Davanti ai tre aspiranti chef c’è una cloche con una zuppa della quale bisognerà riconoscere gli ingredienti in soli due minuti. Ce l’hanno fatta a riconoscere tutte le 23 componenti presenti? Il primo a iniziare è stato Paolo, che è riuscito a riconoscere otto ingredienti. Nell’elenco di Amelia, invece, ci sono ben dodici dei ventitré ingredienti! Stefano riesce a raggiungere Paolo indovinandone anche lui otto. La sfida però non è ancora finita! La prova che sta per iniziare vedrà gli aspiranti chef cucinare un piatto con tutti o solo alcuni degli ingredienti indovinati. Solo Amelia aveva l’olio e nessuno dei tre aveva il sale. 20 minuti di tempo! Trascorsi i primi dieci minuti e gli aspiranti chef cercano di sfruttare al massimo le materie prime per far equilibrare i sapori e la mancanza di sale e olio. Chi di loro sarà il peggiore? È tempo di assaggiare e il primo a presentarsi davanti ai giudici è Paolo con la sua Superdieta. Chef Bruno Barbieri critica la sua scelta di non inserire il tuorlo per non realizzare un piatto troppo grasso. Amelia ha realizzato delle Polpettine di salsiccia e sembra che Chef Carlo Cracco sia contento del risultato. La Rana pescatrice lardellata di Stefano invece è decisamente cruda ma oggi l’agente immobiliare di Rovigo ha decisamente altro a cui pensare… sta per diventare papà! Tanti auguri dallo staff di MasterChef Italia! Attenderanno il pargoletto tra un paio di anni a Junior MasterChef! Si ritorna in gara. Il piatto di Amelia era troppo semplice per gli ingredienti che aveva a disposizione ma è comunque il migliore, la ragazza può salire in balconata! Il secondo migliore è il neo-papà Stefano, che vivrà il duello da spettatore. Dovranno affrontarsi, quindi, Paolo e Arianna, i grandi amici. E uno dei due sta per concludere per sempre la sua storia a MasterChef Italia. Sotto le cloche del duello ci sono delle… banane! Gli aspiranti chef potranno realizzare piatti dolci o salati utilizzando i tre tipi di banane (tradizionali, banane rosse e platani) rendendole protagoniste del piatto in trenta minuti di tempo. I giudici avrebbero voluto che Arianna preparasse i suoi mitici muffin, ma la bancaria di Roma è al lavoro già su altro. Dopo quindici minuti l’adrenalina era ancora altissima tanto che Arianna ha mandato a quel paese i giudici, decisa a fare di testa sua. Il tempo di impiattare e la prova termina. “Il Banane sulla zattera” di Paolo è un po’ viscido ma obiettivamente una bella idea. Il Pudding di riso con banane e datteri di Arianna è buono, ma Chef Cracco non riesce ad inquadrarlo come non è riuscito ad inquadrare Arianna durante il suo percorso a MasterChef Italia. La decisione di giudici è irrevocabile. Sia Paolo che Arianna sono stati due protagonisti della cucina di MasterChef ma è Paolo a dover continuare la sua avventura. Arianna è l’aspirante chef che deve abbandonare per sempre la cucina di MasterChef Italia. Se ne va un pezzo che, nel bene o nel male, ha fatto la storia di questa edizione. Ora giovedì prossimo il gruppo si scremerà ulteriormente, perdendo un altro componente per la strada in vista delle semifinali. Tutta Piana di Monte Verna sta facendo il tifo per Amelia Falco, la 26enne che è in ogni caso una delle quattro MasterChef 2015!

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CAIAZZO. Vengono a catturare cardellini nelle campagne della periferia. Scoperto e denunciato un negoziante di animali. Operazione di servizio dell’Empa e del Corpo Forestale dello Stato.

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Le Guardie Zoofile hanno scoperto che i volatili erano di provenienza dall’area dell’Alto Casertano, tra i Comuni di Piana di Monte Verna e Caiazzo, in provincia di Caserta, ma senza alcuna certificazione e dei quali il proprietario del negozio non ha saputo dare spiegazioni…
Ennesimo sequestro delle Guardie Giurate Zoofile E.M.P.A. (Ente Mediterraneo Protezione Animali). Le Guardie, che quotidianamente sono impegnate a contrastare i reati ambientali e animali, sono intervenute questa volta su una segnalazione di maltrattamento animali nel comune di Acerra. Infatti l’Empa, congiuntamente al Corpo Forestale dello Stato del Comando stazione di Marigliano (NA), si sono portate sul luogo della segnalazione, presso un negozio di animali del posto, dove il proprietario, oltre a svolgere la sua attività, deteneva dodici cardellini, (Cardeulis carduelis famiglia dei fringillidi) specie altamente protette della convenzione di Washington, di provenienza dall’area dell’Alto Casertano, tra i Comuni di Piana di Monte Verna e Caiazzo, in provincia di Caserta, ma senza alcuna certificazione e dei quali il proprietario non ha saputo dare spiegazioni, in quanto gli erano stati venduti da alcuni soggetti che da tempo si cimentano nella “caccia di frodo”. Oltre ai volatili, erano presenti anche diversi cani dei quali, durante il controllo con il lettore, uno di essi non risultava registrato alla anagrafe canina. Le Guardie Zoofile e gli Agenti del Corpo Forestale dello Stato, Del Pesce e Cipolletta, hanno provveduto a sequestrare i cardellini, come e previsto della legge 157/92, dopo tutti gli atti di rito, mentre il negoziante, L. C., veniva denunciato all’ autorità giudiziaria competente, per detenzione di fauna protetta. La stessa veniva liberata ai sensi dell’ Art.28 legge 157/92 nella villa comunale, al fine di ridurre ulteriori ed inutili sofferenze subite a seguito della traumatica cattura e detenzione in cattività. Il personale operante elevava anche un verbale amministrativo per non aver registrato un cane alla anagrafe canina come previsto dalla legge Regionale n.16. Il Vice Capo Nucleo delle guardie zoofile Fabrizio Renis fa presente che, il mercato illegale della vendita e detenzione di fauna protetta, ha raggiunto un livello allarmante viste le attuali quotazioni, quotazioni altissime proprio per questa specie di volatile, che grazie al loro canto e colore trova tra gente comune e amatori dei veri e propri trafficanti, che oltre a trafficare trasformano le proprie case in vere e proprie voliere. Molti di questi uccellini catturati, provengono appunto da aree collinari dell’Alto Casertano. Gli animali sequestrati hanno ripreso la libertà, tornando a volare in natura, nel mentre le Guardie hanno voluto ringraziare il Primo Dirigente del Corpo Forestale dello Stato, il Dott. Angelo Marciano, per la fattiva e celere collaborazione.

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CAMORRA. Il monito ‘lugubre’ di Carmine Schiavone: “Tra venti anni moriranno tutti nella Terra dei Fuochi”

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Deceduto per infarto. Scalpore per le dichiarazioni su rifiuti tossici interrati in Terra dei Fuochi…
Carmine Schiavone da diverso tempo era uscito dal programma di protezione per i pentiti. Fecero scalpore le sue dichiarazioni sul traffico e l’interramento dei rifiuti tossici nella Terra dei fuochi.L’affare dei rifiuti. Il traffico e l’interramento dei rifiuti in provincia di Caserta era un affare da 600-700 milioni di lire al mese, che ha devastato terre nelle quali, visti i veleni sotterrati, si poteva immaginare “che nel giro di vent’anni morissero tutti”. Parole che mettono i brividi quelle pronunciate nel 1997 dal pentito dei casalesi Carmine Schiavone – morto oggi nel Lazio – davanti alla Commissione ecomafie, in una audizione i cui verbali furono desecretati nel 2013. La sentenza senza appello pronunciata dall’ex boss riguardava tanti centri del Casertano, “gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via, avranno, forse, venti anni di vita”. I terreni contaminati. Rifiuti radioattivi “dovrebbero trovarsi in un terreno sul quale oggi ci sono le bufale e su cui non cresce più erba”, raccontava Schiavone. 

Fanghi nucleari, riferiva, arrivavano su camion provenienti dalla Germania. Nel business del traffico dei rifiuti, secondo il pentito, erano coinvolte mafia, ‘Ndrangheta e Sacra Corona Unita. I 136 arresti. Carmine Schiavone, l’ex boss dei Casalesi morto oggi a 72 anni, aveva iniziato a collaborare con la giustizia nel 1993. Le sue deposizioni furono determinanti per il maxiblitz che portò a 136 arresti di affiliati al clan, operazione da cui derivò il processo “Spartacus”. Anche qui le dichiarazioni di Schiavone furono al centro delle accuse. Al termine del processo furono condannati il cugino Francesco Schiavone detto Sandokan, Michele Zagaria e Francesco Bidognetti, ritenuti la cupola del clan. Con loro furono condannate altre 30 persone. Finito il programma di protezione, Schiavone si era trasferito con la moglie e i figli nella Tuscia, in una casa nei paraggi del lago di Vico, dove è morto. Il suo nome tornò alla ribalta nel 2008, quando voci raccolte dalle forze dell’ordine lo davano come possibile organizzatore di un attentato contro Roberto Saviano. Ma sulla circostanza non emersero riscontri concreti. Negli ultimi anni aveva concesso numerose interviste ai media sul traffico illecito di rifiuti nella Terra dei Fuochi. Il procuratore. “La collaborazione di Carmine Schiavone fu fondamentale perchè fu il primo esponente del clan che ha aperto uno squarcio sul sistema criminale creato dai Casalesi e l’unico che davvero ci ha aiutato capire una realtà in cui accanto alla forza militare c’era una rilevante forza economico -imprenditoriale”. Lo afferma il Procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, che nel 1993 raccolse le dichiarazioni di Schiavone e sostenne l’accusa nel maxi-processo “Spartacus” contro i Casalesi. “Fino a quel momento – afferma De Raho – ci era sconosciuto il sistema imprenditoriale realizzato dai Casalesi. Poi scoprimmo una realtà in cui il clan riusciva a controllare ogni attività economica del Casertano, in particolare l’edilizia; lo faceva attraverso il Consorzio del calcestruzzo che Schiavone (proprietario egli stesso di un?azienda di calcestruzzo) aveva contribuito a creare. Controllando la distribuzione del cemento il clan poteva conoscere ogni luogo dove avvenivano opere edilizie e intervenire con proprie imprese. Poi vennero le rivelazioni choc sui rifiuti”.

MI PENTO DI ESSERMI PENTITO

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ALIFE. Per la centrale che andrà a costruirsi, si è arrivati ad un isterismo collettivo delirante. Ecco cosa ne pensa un Ingegnere, Pietro Cornelio, della Loginix Systems srl

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Il professionista: “Gli impianti per la produzione di Biogas da materia organica, appunto la Biomassa, rappresentano uno dei sistemi più moderni e promettenti per produrre energia pulita perché permettono di convertire i rifiuti a base organica producendo Gas che rappresenta una fonte di energia preziosa per il territorio…”
Introduzione. Dopo le innumerevoli polemiche sulla costruzione della centrale Biomassa in Alife, da esperto in materia vorrei esprimere il mio pensiero soprattutto per fugare dubbi in merito. Le centrali Biogas non sono il male assoluto, esse non sono da confondere assolutamente con gli impianti di termo-valorizzazione, comunemente e impropriamente definiti inceneritori; le centrali Biogas sono sistemi ecologici e la tecnologia che vi è dietro è collaudata e sperimentata ormai da decenni. Tutti i paesi Europei più moderni possiedono numerose centrali a Biomassa il cui Biogas viene utilizzato efficacemente per produrre energia elettrica, tele-riscaldamento e per la trazione di mezzi pubblici ecologici a impatto quasi zero. In Italia e soprattutto al Sud siamo abituati a passare da un eccesso all’altro, perché non si affrontano le problematiche sociali (in questo caso ambientali) con il giusto spessore culturale basato sul rigore scientifico. Infatti si passa dalla totale mancanza di senso civico (le stesse persone che criticano a priori la centrale Biogas sono le stesse che poi buttano dal finestrino della propria auto le buste di plastica con i rifiuti, oppure non fanno la raccolta differenziata dei rifiuti) alla critica senza motivazioni valide di qualsiasi iniziativa tecnologica per la risoluzione del grave problema dei rifiuti. 
Ormai si è arrivati a un delirante isterismo collettivo, come quello che sta avvenendo nel mio paese Alife da settimane: ho letto affermazioni sui social network (anche da parte di qualche professionista/tecnico) al limite del ridicolo. Gli impianti per la produzione di Biogas da materia organica, appunto la Biomassa, rappresentano uno dei sistemi più moderni e promettenti per produrre energia pulita perché permettono di convertire (e quindi smaltire/demolire a livello molecolare) i rifiuti a base organica producendo Gas che rappresenta una fonte di energia preziosa per il territorio. Il problema quindi non è la costruzione di una centrale Biogas, i cui vantaggi sono innegabili, ma piuttosto l’anomala grandezza della centrale proposta perché risulterebbe essere non sostenibile dal punto di vista ambientale. Recenti studi hanno dimostrato che solo gli impianti medio-piccoli e locali sono considerati eco-sostenibili. Recenti studi hanno dimostrato che solo gli impianti medio-piccoli e locali sono considerati eco-sostenibili. Inoltre viste e considerate le terribili e recenti vicende avute in Campania con la “terra dei fuochi” e annesse associazioni malavitose (e politiche) dietro alla gestione dei rifiuti, è normale e del tutto lecito per la popolazione Alifana “NON FIDARSI” della futura gestione di un Eco-Mostro di grandi proporzioni come quello proposto nella zona ASI in Alife. 
Quali le soluzioni? Una soluzione concreta sarebbe quella di costruire subito impianti Biogas locali e piccoli per le esigenze di trattamento della FORSU (Frazione Organica Rifiuti Solidi Urbani) esclusivamente ad uso del comune di Alife ed eventualmente di altri comuni limitrofi, per evitare l’insediamento di un impianto così grande ed anomalo come quello proposto dalla General Costructor SpA che sono sicuro aprirebbe la strada nel corso degli anni ad altri “moduli” di smaltimento rifiuti non ecologici. Io ritengo sia facile e veloce costruire impianti piccoli, efficienti ed estremamente ecologici, ad esempio da 100 Kw elettrici, capaci di smaltire la frazione organica dei rifiuti di 25000 abitanti. Basti pensare che la dimensione totale (compresi alberi) di un impianto di questo tipo sarebbe di soli 35 x 60 metri. E’ evidente che un impianto piccolo il cui costo anch’esso “piccolo” non fa “gola” a nessuno perché con esso ci sarebbe nulla da spartire in termini di bustarelle e incarichi. Impianti di questo tipo, ad esempio giusto per evidenziare uno dei numerosi vantaggi, non necessitano di pozzi di acqua come quelli invece previsti invece per la centrale da 1 Mw in questione. Inoltre grazie a impianti piccoli, ogni comune produrrebbe e venderebbe energia elettrica al GSE con la quale “bonificare” in pochi anni i debiti. Nel nostro caso, il Comune di Alife di debiti nel corso degli anni ne ha accumulati tanti, a causa di una gestione amministrativa superficiale e scanzonata, per non dire altro… quindi una soluzione del genere sarebbe un’occasione di reddito. Io davvero non riesco a capire: Noi tutti vogliamo un mondo più pulito e più sano, ma poi nessuno vuole assumersi la responsabilità civile e sociale di dare il proprio contributo per risolvere la grave emergenza dei rifiuti. E’ una emergenza che ci tocca tutti. Ormai siamo al collasso ambientale e una decisione concreta e pragmatica deve essere presa da ogni singolo Comune dell’Alto Casertano. Io sono convinto che l’unica soluzione praticabile è quella di costruire efficienti e piccoli impianti Biogas da 100 Kw ognuno, facilmente gestibili, modulari, smontabili, senza emissione di odori, etc. che uniti a un impianto centrale di compostaggio diventerebbero delle eccellenze ecologiche del nostro territorio.

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Original article: ALIFE. Per la centrale che andrà a costruirsi, si è arrivati ad un isterismo collettivo delirante. Ecco cosa ne pensa un Ingegnere, Pietro Cornelio, della Loginix Systems srl.

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Matese.Comunità Montana: BAIF: ancora chiacchiere per 224 operai senza sussidi

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Il tavolo di confronto convocato urgentemente in Regione per lo scorso mercoledì all’indomani del diniego della mobilità comunicato nel corso del precedente vertice tenutosi in Prefettura, non ha portato ad alcuna soluzione positiva…
Nuova fumata nera per la concessione della cassa integrazione straordinaria ai 224 operai Baif della Comunità Montana del Matese. Il tavolo di confronto convocato urgentemente in Regione per lo scorso mercoledì all’indomani del diniego della mobilità comunicato nel corso del precedente vertice tenutosi in Prefettura, non ha portato ad alcuna soluzione positiva dal momento che il tavolo non è riuscito ad entrare neppure nel merito della vertenza che vede contrapposti i braccianti agricoli e idraulico-forestali e l’Inps, nonostante le espresse sollecitazioni pervenute da parte del presidente dell’ente montano Fabrizio Pepe e delle organizzazioni sindacali provinciali di categoria all’assessorato regionale all’Agricoltura affinché riunisse tutte le parti intorno ad un tavolo per superare il blocco dell’iter di riconoscimento della Cigs Cisoa. Dopo ben tre rinvii dell’incontro per impegni dei rappresentanti della Regione, assente lo stesso assessorato all’Agricoltura, si sono ritrovati l’uno di fronte all’altro solo i sindacati Fai Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil, il vice direttore regionale dell’Inps Roberto Bafundi, la dirigente Del settore regionale Foreste Flora Della Valle ed il funzionario verbalizzante Amendola. L’Uncem, unitamente alle organizzazioni sindacali ha stigmatizzato l’assenza dell’assessore dopo che la stessa aveva rinviato per impegni e per ben tre volte tale riunione, richiesta con urgenza, a seguito di una lunga serie di sollecitazioni da parte di Uncem che da tempo denunciava, su indicazione dei Presidenti degli Enti montani, una serie di preoccupazioni, circa l’approvazione della cassa integrazione per gli ultimi tre mesi dello scorso anno da parte dell’Inps, Cisoa che proprio l’assessore regionale aveva a più riprese chiesto, con forte determinazione, di attivare proprio per la mancanza di risorse anche per il 2014, così come già fatto per il 2013. Da parte sua, il numero 2 dell’Inps Campania ha ribadito l’impossibilità tecnica di riconoscere il sussidio sociale ai 224 baif per i mesi di ottobre, novembre e dicembre stante l’assenza dei requisiti previsti dall’istituto nazionale di previdenza sociale, nonostante le tante chiarificazioni ed i diversi contributi propositivi forniti sia dall’unione delle Comunità montane che dai segretari regionali dei sindacati di categoria, proprio al fine di superare la posizione non condivisibile dell’Inps. A condividere le motivazioni dell’ente montano matesino anche la dirigente del settore Foreste Della Valle, ma per il resto nulla di fatto dopo circa tre ore di confronto. Adesso il presidente Pepe inoltrerà al l’assessore regionale all’Agricoltura un’ulteriore istanza affinché fornisca all’Inps tutti gli elementi proposti perché possa riconsiderare la propria posizione, come ampiamente illustrato anche al Vice Direttore Bafundi. “Persistiamo, dunque, nel nostro gravoso impegno, nutrendo la speranza che qualcosa di concreto possa venir fuori quanto prima. – dichiara Pepe – Speriamo di trovare una soluzione in extremis alla vicenda che coinvolge centinaia di operai forestali, per i quali al danno del mancato pagamento delle spettanze stipendiali relative all’ultimo anno, si aggiunge ora anche la beffa del diniego della liquidazione della cassa integrazione, atteso che finora neanche l’ombra del sussidio. Non va sottaciuto lo stato di grave disagio sociale del personale addetto alla forestazione, costretto a fare i conti pure con gli effetti del maxi emendamento alla finanziaria regionale per l’esercizio 2013, che di fatto non garantisce la continuità occupazionale per l’intero anno ai lavoratori a tempo indeterminato”.
Enzo Perretta

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Original article: PIEDIMONTE MATESE. Fumata nera per la concessione della cassa integrazione straordinaria dei 224 operai Baif della Comunità Montana del Matese.

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Campania. Morto Carmine schiavone, ‘boss’ che ‘inguaiò’ anche Napolitano

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Il decesso è avvenuto all’ospedale di Belcolle in provincia di Viterbo dove l’ex pentito viveva a tempo. Le sue dichiarazioni alla stampa sui rifiuti interrati avevano scatenato un putiferio…
È morto questa notte all’ospedale di Belcolle di Viterbo l’ex collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, già ai vertici del clan dei casalesi. L’ex boss – che aveva iniziato a collaborare con la Dda di Napoli nel 1993 e ritenuto attendibile dalla Direzione nazionale antimafia almeno fino al 2010 – era ricoverato da alcuni giorni per le conseguenze di una caduta nella sua residenza. Secondo quanto appreso da ilfattoquotidiano.it Schiavone era stato operato nei giorni scorsi e doveva essere dimesso a breve. Al momento la causa della morte non è chiara. Le prime informazioni parlano di arresto cardiaco improvviso, mentre altre fonti riferiscono che l’operazione alla vertebra lesionata dall’incidente era andata bene. Carmine Schiavone nel 2013 aveva rilasciato alcune interviste in cui per la prima volta pubblicamente, ricostruiva gli accordi tra clan dei Casalesi e pezzi della politica e dell’imprenditoria per lo sversamento illegale di rifiuti pericolosi in Campania. Notizie che, in buona parte, l’ex collaboratore aveva già fornito alla magistratura tra il 1993 e il 1997. Schiavone aveva, tra l’altro, raccontato l’attività criminale dei clan nella zona del basso Lazio, tra la provincia di Latina e quella di Frosinone, indicando la discarica di Borgo Montello – ad una cinquantina di chilometri da Roma – come uno dei luoghi degli sversamenti di scorie pericolose da parte del cartello dei Casalesi. Schiavone viveva da diversi anni in una località protetta nell’alto Lazio, insieme ad un figlio e alla moglie, con una nuova identità. Aveva concluso da qualche anno il programma di protezione e, nel luglio del 2013, aveva terminato di scontare la reclusione domiciliare. Le sue interviste hanno avuto un forte impatto sull’opinione pubblica, soprattutto dopo la desecretazione dell’intero verbale della sua audizione davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti, presieduta da Massimo Scalia, dell’ottobre del 1997. In quella occasione Carmine Schiavone aveva fornito l’elenco completo degli automezzi – con targhe e nomi degli autisti – utilizzati tra la fine degli ’80 e l’inizio degli anni ’90.

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Original article: CAMORRA. E’ morto Carmine Schiavone, ex boss dei casalesi che aveva aperto uno spaccato sulla Terra dei Fuochi.

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Capriati al Volturno. Morto a 84 anni Nino Amato, fondatore e presidente della ‘Pro Loco’

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I funerali si svolgeranno oggi pomeriggio in paese. Lascia la moglie Maria Peluso e le figlie Lucilla, Adele ed Irene…
Lutto in paese per la scomparsa del presidente della Pro Loco Capriatese Nino Amato (nella foto). L’84enne vulcanico animatore di tante battaglie civili si è spento ieri mattina presso l’Ospedale Cardarelli di Campobasso, dove era stato ricoverato una settimana fa, attorniato dall’amore della moglie Maria Peluso, direttore postale in pensione, e dalle le figlie Lucilla, Adele e Irene. Da sempre impegnato a livello sociale nel suo paese, tanto da essere anche presidente della Capriatese Calcio, Amato aveva fondato la Pro Loco con la quale ha promosso negli anni svariate manifestazioni ludico-sociali e aggregative, dalla Sgambettata, al Carnevale, alla Befana, alla Sfilata della macchine d’epoca, alle manifestazioni di ciclismo amatoriale, tanto che ora l’intera comunità capriatese lo rimpiange affranta dal dolore. I funerali si terranno oggi alle ore 15 nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Enzo Perretta

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Original article: CAPRIATI A VOLTURNO. Lutto in paese. E’ scomparso il presidente della “Pro Loco Capriatese” Nino Amato. Aveva 84 anni.

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Mondragone. Vice sindaco sotto scacco malavitoso? Agorà di solidarietà: a Sessa Aurunca

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Un incontro promosso da Generazione Aurunca presso Caffè Ducale, un locale pubblico nella piazza centrale della cittadina, dunque un luogo informale, per dare un segnale forte e deciso della società civile del Comune di Sessa Aurunca a sostegno di Zoccola…
Si è svolto ieri pomeriggio a Sessa Aurunca una affollata Agorà (foto) – incontro di solidarietà e sostegno a Benedetto Zoccola (nel riquadro), il vicesindaco di Mondragone oggetto di intimidazioni ed attentati della criminalità organizzata. Un incontro promosso da Generazione Aurunca presso Caffè Ducale, un locale pubblico nella piazza centrale della cittadina, dunque un luogo informale, per dare un segnale forte e deciso della società civile del Comune di Sessa Aurunca a sostegno di Zoccola. Sono intervenute la gran parte delle associazioni, forze politiche, rappresentanti istituzionali e cittadini del Territorio Aurunco, sia da Sessa Aurunca che da Cellole. In apertura dell’evento sono giunti anche i saluti del Vescovo della Diocesi Mons. Francesco Orazio Piazza, nonché sono state ringraziate le Forze dell’Ordine del Territorio per l’ottimo lavoro di questi mesi. Benedetto Zoccola ha esposto le vicende che lo hanno coinvolto in questi mesi, ma altresì le emozioni, le paure, le speranze, emozionando la sala. Al coinvolgente racconto del Vicesindaco di Mondragone , ha fato manforte un altro simbolo di fermezza contro la camorra, l’imprenditore aurunco Antonio Picascia che ha invitato tutti i cittadini a impegnarsi ad isolare i criminali. Sempre sul tema è intervenuto anche il rappresentante di Libera Antimafia Simmaco Perillo. Sono seguiti i saluti e gli interventi dell’Amministrazione Comunale, di partiti, associazioni e semplici cittadini. Un momento di alto profilo, un segnale di unità da parte del territorio aurunco e di vicinanza a Benedetto Zoccola.

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Original article: SESSA AURUNCA. La cittadinaza si stringe intorno a Benedetto Zoccola, il vicesindaco di Mondragone oggetto di minacce negli ultimi tempi.

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A Caiazzo le ‘Giornate di Primavera’ del Fondo Ambiente Italiano

caiazzo9x15-fai-1caiazzo-1100x15-giornate-fai-1Nuovo importante riconoscimento per la città del buon vivere,

selezionata per le Giornate di primavera 2015 che in Caiazzo si terranno sabato 21 e domenica 22 marzo.

Sono stati indivicuati vari siti di interesse storico architettonico culturale che per loccasione sarà possibile visitare, in primis il castello messo a disposizione dalla famiglia De Angelis e dagli attuali concessionari.

Martedì 24 febbraio alle ore 17, presso la casa comunale, il sindaco dottor Tommaso Sgueglia incontrerà i commercianti, gli operatori agrituristici,  gli artigiani, i rappresentanti di associazioni, i ristoratori, i titolari di bar, pizzerie, eccetera: quanti cioè avranno il compito di dare ospitalità a circa 7000 persone (questa è la stima dei visitatori nei due giorni) .

Un’occasione che la città non può perdere e deve farsi trovare pronta per il grande evento.

Questa è l’occasione che tutti noi aspettavamo per Caiazzo.

Ci sarà tanta pubblicità per la città, anche sulle rete TV nazionali.

Tutti sono invitati a partecipare e contribuire al’ottimale riuscita della manifestazione, che si prospetta davvero unica per l’ulteriore promozione dell’immagine di Caiazzo, già resa famosa nel mondo grazie allo straordinario “exploit” di numerosi produttori e artigiani del gusto del comprensorio caiatino.

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