Piedimonte Matese. ‘La Caritas deve aiutare i deboli e il sacerdote che la cura deve essere presente!’

“Prima con don Alfonso De Balsi c’era un punto di riferimento, 

adesso con don Armando Ricciuto non troviamo più una parola di conforto…”.
Riceviamo e pubblichiamo:
La parola “CARITAS” significa carità. Questa parola aveva un significato fino a quando don Alfonso De Balsi (nella foto) dirigeva questo ufficio. Da quando don Alfonso è andato via questa parola non ha più lo stesso significato. Nel nostro territorio abbiamo tanti problemi, però grazie alle Caritas parrocchiali alcuni di questi problemi vengono risolti. Molte Caritas parrocchiali si impegnano tantissimo affinchè tante persone possono arrivare a fine mese. Tanti di noi aiutano i propri parroci a risolvere, per quanto è possibile, i problemi delle persone meno fortunate di noi. In tante Caritas parrocchiali vediamo laici di buon cuore che si danno da fare per il bene dei propri concittadini (in alcune Caritas parrocchiali questo non avviene come ad esempio a Alvignano e a Baia Latina dove i rispettivi parroci per cinque euro davano i pacchi a coloro che li richiedevano.
In queste parrocchie bastava pagare e si otteneva quello che uno richiedeva. La somma di cinque euro andava ai parroci e cioè a don Emilio e a don Antonio Sasso. Che vergogna). Adesso ci poniamo una domanda. Perchè alcune Caritas parrocchiali funzionano molto bene, vedi Piedimonte Matese e anche altre, e la Caritas diocesana non funziona? A dirigere la Caritas diocesana c’è un giovane sacerdote don Arnaldo Ricciuto che a differenza di don Alfonso non si interessa molto dei problemi che ci sono sul territorio. Quando si andava da don Alfonso c’era molta comprensione e poi era sempre presente e con i suoi consigli ti aiutava a vivere. Con don Arnaldo tutto questo questo non accade perchè molte persone che collaborano con lui lo vedono come un lavoro. Ben venga il lavoro, però alcune cose devono essere dette al prete e non ai laici.
Con don Alfonso aprivi il cuore mentre con don Arnaldo questo cuore lo chiudi perchè attorno a lui ci sono sempre tante persone che ascoltano. Finché si tratta di carità potrebbe andare anche bene ma quando una persona vuole parlare con il prete e lui delega le sue collaboratrici ad ascoltare questo è vergognoso. Vai a Piedimonte e ti dicono le sue collaboratrici che non è venuto e ti consigliano o di ripassare o di andare a Caiazzo. Vai a Caiazzo e non lo trovi. Telefoni e non risponde mai. Sempre impegnato in convegni, riunioni, conferenze, missioni, eventi. Vai dal Vescovo per far presente la situazione e ti accorgi che il Vescovo con mille scuse lo difende. Queste cose con don Alfonso non accadevano.
Essere responsabili della Caritas diocesana significa interessarsi dei problemi che ci sono sul nostro territorio e non essere distaccati o non interessati. Che esempio sta dando il responsabile della Caritas diocesana? Essere responsabili della Caritas diocesana non significa cambiare la propria macchina ogni due o tre anni. Il Vescovo queste cose le sa e perchè invece di coprire e difendere questo suo prete non lo richiama? Il Papa parla di povertà. Ma quale povertà? In merito ai servizi sociali cosa sta facendo la Caritas diocesana? Cerchiamo di allontanarci dai soldi. Non pensiamo sempre e solo agli affari. Cerchiamo di essere cristiani. Ma è possibile che nella diocesi di Alife-Caiazzo succedono queste cose vergognose e il Vescovo tace?
Spero tanto che questa lettera di sfogo venga pubblicata per far sapere a tutti coloro che purtroppo vivono in situazioni disagiate come si viene trattati e soprattutto quanto menefreghismo c’è da parte di coloro che sono stati messi a dirigere questo ufficio della carità (mi riferisco ovviamente al prete). Ci auguriamo che attraverso il blog di Caiazzo questa lettera venga letta anche a Roma da persone che comandano affinchè si rendano conto della realtà nella quale viviamo e chi lo sa, se forse prenderanno provvedimenti”.

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