Alife-Caiazzo. S.Valentino ignorato dal vescovo Valentino, ma non dai ‘fedeli infuriati’?

Il 14 febbraio è conosciuto come il giorno e la festa dei fidanzati.

Nella nostra diocesi di Alife e Caiazzo questo giorno era ricordato perchè è la festa onomastica del vescovo Valentino Di Cerbo.

Ogni anno nella cattedrale di Alife era un giorno di festa perchè il Vescovo celebrava insieme ai suoi sacerdoti e insieme a tutti noi fedeli.

Quest’anno il vescovo ha pensato bene di non celebrare questo giorno e questa sua decisione, per noi molto strana, ha fatto riflettere molto (questo ci fa capire che lui non si preoccupa di noi fedeli e soprattutto ci fa comprendere che la sua visita pastorale è tutta finzione).

Il vescovo parla sempre di fraternità.

Sempre a favore del popolo e quasi sempre contro i suoi preti.

Nell’ultimo convegno che si è fatto ad Alife nell’Istituto professionale, ricordiamo quando abbiamo applaudito quando il vescovo si è schierato contro il clero?

Anche in altre occasioni, sempre nella cattedrale di Alife, si è messo durante la predica a rimproverare i suoi preti.

Ricordiamo queste cose?

A Caiazzo, invece, nella cattedrale, si mise a criticare alcuni politici di cui è meglio non fare nomi.

Sempre contro il suo clero e a favore del popolo.

Adesso, ultimamente, con alcune sue prese di posizione si è messo anche contro questo popolo (vedi trasferimenti di parroci, vedi decreti matrimoni, vedi decreti comunioni e cresime, vedi decreti messe).

In questa lettera aperta vogliamo semplicemente dire al vescovo che se voi avete problemi con i vostri preti, che colpa ha il popolo? se voi avete problemi con noi popolo, che colpa ne abbiamo?

Aspettavamo questa messa e invece niente.

Come può il vescovo parlare di fraternità quando lui stesso non fa fraternità nè con i suoi preti nè con il popolo?

Come può un vescovo, che come dice Papa Francesco, deve essere misericordioso, dire ad un prete che gli da il potere di chiudere la chiesa? (ci riferiamo alle ultime vicende di Alvignanello, al suo parroco e al convento), come può un vescovo permettere che dei sacerdoti vendono i pacchi della Caritas (ci riferiamo, sempre da quello che abbiamo letto sul blog, ai parroci di Alvignano e Baia Latina. Questi sacerdoti per 5 euro vendevano quello che era destinato ai poveri gratuitamente).

Come può un vescovo permettere che nel giorno della festa patronale il parroco in serata chiude la chiesa? (notizia riportata su altri blog e ci riferiamo ad Ailano).

Come può un vescovo permettere tutte queste cose per alcuni mentre per Don Massimiliano Iadarola sono previste solo punizioni?

Don Massimiliano Iadarola è stato punito senza un perchè.

E’ stato ridotto, dopo tanti anni di messa, a fare il vice parroco, o lo schiavo, al parroco di Piedimonte. Questo è umiliante per un prete.

Il Papa parla di povertà e qui si fa il contrario. Preti che ogni due tre anni cambiano macchina.

Ma il vescovo le vede queste cose? O vede solo quello che vuole vedere?

Ogni 29 giugno era una festa vedere i preti, noi popolo e il vescovo Farina celebrare insieme in cattedrale.

Con voi, vescovo Di Cerbo, sta scomparendo tutto.

Poi vi lamentate dicendo che le chiese sono vuote.

Se continuate di questo passo le chiese diventeranno sempre più vuote.

Ma a Roma perchè non prendono provvedimenti?

E’ possibile che dopo tutte queste sciagure provocate dal vescovo nessuno parla?

Il vescovo Di Cerbo chiude le chiese e risponde: il vescovo sono io, qui comando io e qui si fa come dico io.

(Lettera Aperta – Archiviata in @TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)

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