Castel Campagnano. Aria di elezioni… e speculazioni urbanistiche?

Si avvicinano le elezioni e si caricano gli archibugi della dialettica politica,

il che lascia presagire una tenzone dura e senza colpi bassi.

Come ai non addetti ai lavori potrebbe apparire  la lettera aperta indirizzata alle preposte autorità, locali e territoriali, dall’architetto Filomena Campagnano, specializzata nella progettazione nonché referente della Lega Consumatori casertana, già intervenuta in sede di audizione propedeutica all’approvazione del PUC.

Acronimo, forse, per molti irrilevante, ma per gli addentellati troppo spesso significativo di speculazione edilizia all’orizzonte, trattandosi del Piano Urbanistico Comunale (che ha soppiantato il Piano Regolatore), strumento atto a distinguere in particolare i terreni che resteranno agricoli, quindi dall’irrilevante valore economico, da quelli destinati a trasformarsi in edificabili, con notevole lievitazione del valore commerciale, cioè tornaconto economico dei “fortunati” proprietari.

Senza alcun allusione ala fattispecie, ovviamente, riportiamo di seguito la missiva dell’architetto

Al Sindaco di Castel Campagnano e per conoscenza alla Provincia di Caserta- Settore Urbanistica. Alla Sovraintendenza dei Beni BAPSAE di Caserta. All’Autorità di Bacino fiumi Liri-Garigliano e Volturno Caserta 

Oggetto: osservazioni alla proposta di P.U.C. 
La sottoscritta Campagnano Filomena in rappresentanza della Lega Consumatori di Caserta, in merito all’oggetto, osserva quanto segue.
In via preliminare rileva che l’elaborazione della proposta di P.U.C. manca di organicità e non risultano riconoscibili principi urbanistici coerenti e rispondenti alle esigenze del territorio e dell’esistente.
Le zone edificatorie individuate vengono generalmente classificate come B1 o B2 e distribuite, spesso, come piccoli o minuscoli lotti isolati in un contesto agricolo (a macchia di leopardo) senza quella continuità indispensabile con il centro abitato esistente e, apparentemente, non rispettose dei parametri previsti dal D.I. 1444/62 (o forse D.M. 1444/68, inerente gli standard urbanistici, n.d.r.).
Inoltre l’anomala scelta di classificare vaste aree come B2, in caso di approvazione, obbligherà il Comune a realizzare direttamente e a proprie spese le opere di urbanizzazione primaria.
Viste le difficili condizioni finanziarie dell’Ente, tale scelta appare inopportuna, difficilmente attuabile ma, soprattutto, ingiusta per gli altri cittadini.
Nel capoluogo: una zona B2 in via Matteotti si spinge a lambire l’elettrodotto ignorando completamente le norme di sicurezza (obbligatoria fascia di rispetto) e tutte le problematiche e le criticità che da più parti vengono sollevate circa la pericolosità dell’inquinamento elettromagnetico.
Il territorio offre certamente di meglio.
In via A. Marino una intera area edificata ed urbanizzata facente parte dell’attuale perimetro urbano (da via Lo Recco a via San Nicola) è stata completamente e incomprensibilmente dimenticata e lasciata agricola.
L’area archeologica individuata dalla Sovraintendenza in via A. Marino non è stata riportata per intero ed esclude la parte collinare.
Se fosse stata correttamente riportata si sarebbe evidenziato il conflitto con la strada di piano prevista tra via Castagneto e via Lo Recco.
Inoltre la realizzazione di tale strada, in considerazione della fragilità dell’area interessata dovuta alle peculiari caratteristiche geomorfologiche, soprattutto la notevole pendenza, pone indubbie perplessità sia rispetto agli elevati costi di realizzazione e al notevole impatto ambientale che al rischio di innesco di dissesti idrogeologici pericolosissimi per l’attuale abitato.
Viene eliminata completamente l’area di servizio antistante al campo sportivo che è indispensabile per il completamento dell’impianto (vedi accessi e vie di fuga) e per il parcheggio.
La sostituzione della stessa con aree retrostanti l’impianto non risponde alle necessità.
Queste ultime, infatti, sono in fascia alluvionale A del PSDA con sicuro interessamento in caso di piena (mentre l’area davanti al campo è protetta dalla recinzione dell’impianto), sono prive di vie di accesso e non possono consentire, per come è già realizzato la struttura sportiva, la realizzazione delle necessarie vie di fuga indispensabili per l’ottimizzazione dell’utilizzo dell’impianto (ospitare più di 100 spettatori).
L’area destinata a parcheggio a ridosso del centro storico (lato via Roma) deve essere traslata lungo il fronte strada e realizzata come seminterrato rispetto al livello di campagna con tetto-giardino.
Verificare l’effettiva rispondenza delle Zone B1 allo stato di fatto.
Infatti nella lottizzazione di via Ernesto Cusani sono presenti lotti non edificati ma classificati B1.
Studiare la possibilità di sede alternativa al depuratore o interventi di mitigazione dell’impatto ambientale.
Nella proposta di PUC non è stata recepita l’area PIP già esistente che viene lasciata come zona agricola.
Su tutto il territorio comunale non vengono previste aree per l’edilizia residenziale pubblica.
Nella frazione Squille vengono individuate zone B e zone per attrezzature turistico-recettive in aree sottoposte al vincolo di tutela paesaggistica, e risulta evidente una certa conflittualità tra le due destinazioni d’uso.
Inoltre appare visibile e chiara la parcellizzazione delle zone edificatorie.
Il centro storico di Squille viene classificato con una nuova zona urbanistica “albergo diffuso”.
L’albergo diffuso definisce una struttura ed un’attività turistico-ricettiva compatibile con le zone residenziali e non già la classificazione urbanistica di un’area che, tra l’altro, comprende l’intero centro storico ove, si presume, vi siano soprattutto residenze private che non possono essere sottoposte a vincoli impropri.
Viene poi individuata una zona destinata ad “impianti per energie rinnovabili” che pone forti dubbi e perplessità in merito alla concreta finalità della stessa.
Considerato che la maggior parte di tali impianti sono compatibili con la zona agricola, sorge il sospetto dell’esistenza della volontà di realizzazione di insediamenti a spiccato carattere industriale con il forte rischio di danneggiare, attraverso il probabile inquinamento e il notevole impatto ambientale, l’integrità del territorio e la vocazione agroalimentare e agrituristica dello stesso.
Tale vocazione viene ulteriormente indebolita anche dalle numerose e minuscole aree turistico-ricettive distribuite su tutto il territorio che, tra l’altro, appaiono di dubbia rispondenza alla normativa vigente.
Inoltre il PUC, a fronte di una esagerata e ingiustificata presenza di zone turistico-ricettive, è decisamente carente di aree per attrezzature pubbliche e manca di una visione organica di sviluppo del territorio.
Esempi eclatanti sono la mancanza della previsione del collegamento con la Fondovalle Isclero (il famoso ponte non c’è!), l’assenza della difesa della naturale vocazione agricola del territorio e dei suoi prodotti di eccellenza con il connesso agriturismo, l’indifferenza verso la valorizzazione delle presenze archeologiche, architettoniche, storiche, artistiche e culturali.
In definitiva una totale cecità verso quelle ricchezze autentiche che sono l’unica vera opportunità di sviluppo di questo territorio.
Alla luce di tali rilievi si chiede all’Amministrazione Comunale di rivedere e correggere le scelte annunciate nel supremo interesse della comunità Castel Campagnano. 
P.S.:
Durante la conferenza di audizione, l’ingegnere Ranucci, in qualità di delegato dell’Ordine degli Ingegneri di Caserta, prende atto delle suddette osservazioni e si dichiara d’accordo con le stesse … la zelante e proficua amministrazione Di Sorbo ne terrà conto?!?
Ai posteri l’ardua sentenza.

(Arch. Filomena Campagnano – News archiviata in @TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)

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