Piedimonte Matese. ‘Scandalo’ Autovelox, come non detto: il burosauro sconfigge la giustizia?

Tutto come previsto, eccepito dai legali e ampiamente anticipato anche da queste colonne:

tutti assolti dal Gup Enea i circa duecento indagati nello scandalo dell’autovelox, coinvolti per aver chiesto, secondo l’accusa, uno sconto sulle sanzioni comminate in seguito a foto segnalazione di violazioni al codice stradale perché, “grazie” alla lungaggine processuale, sarebbe intervenuta la prescrizione dei presunti reati.

Se una prima fase si è chiusa con un “nulla di fatto”, a parte le notevoli spese come sempre gravate sui contribuenti, resta però il filone inerente gli altri 18 imputati fra titolari delle ditte appaltatrici, gestori degli impianti e Vigili Urbani, per i quali una nuova udienza è già programmata per il 12 febbraio, ma anche per essa è ipotizzabile analoga sorte del “come non detto”, con tanti saluti ed altri cosi scaricati sulla comunità e sugli stessi imputati, magari costretti, per evitare il peggio, a difendersi fino alla Cassazione.

Tempo perso e vana inchiesta della Guardia di Finanza di Piedimonte Matese che portò all’arresto dell’ex comandante dei vigili piedimontese e alla sospensione dal servizio di altri sei agenti.

Altro lavoro perso per individuare i circa 200 automobilisti che, secondo l’accusa, avrebbero chiesto uno sconto o peggio l’annullamento dei verbali, avendo il giudicante recepito le obiezioni dei difensori a mente delle quali, considerati gki ormai “brucianti” tempi di prescrizione, tenere in piedi (invano) il giudizio avrebbe rappresentato un mero dispendio per la giustizia italiana cioè per gli stessi contribuenti.

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