Alife. Dalle stelle alle ‘stalle’ l’ex funzionario comunale Sansone, sotto processo penale

E’ iniziato il processo nei confronti dell’ex funzionario comunale Pietro Sansone

e durante il dibattimento sono stati escussi anche i testimoni dell’accusa, il Pubblico Ministero Giuseppe Orso.
Martedì 20 gennaio è stata la volta del Maresciallo Capo della Guardia di Finanza di Piedimonte Matese, Fernando Martino, vice comandante del Nucleo Mobile.
L’ispettore ha ricostruito la genesi dell’inchiesta dalla quale è nato il procedimento penale.
La testimonianza di Martino è stata interrotta per permettere l’acquisizione degli atti.
Il finanziere dovrebbe ritornare in aula, per continuare la propria testimonianza, il prossimo marzo. Sansone, intanto si difende e mette in evidenza come molti dei mandati incassati, relativi alle competenze extra stipendio, fossero normalmente incassati da tutti gli altri dipendenti della “complessa” macchina amministrativa alifana.
Sansone, durante gli interrogatori che hanno preceduto il processo, avrebbe anche “indirizzato” l’azione della Procura su fatti e personaggi che seppur lontani dal caso specifico, avrebbe comunque agito in maniera “diversa” dal curare l’interesse della collettività.
Una figura, quella di Sansone, difeso dall’avvocato Dario Mancino, che per quasi venti anni è stata praticamente rispettata e riverita da tutti: amministratori, politici e semplici cittadini.
Davanti al suo ufficio c’era la fila, quasi ogni giorno.
Ora, invece, sembra essere stato dimenticato di tutti.
Pietro Sansone è stato tratto in arresto lo scorso febbraio per i reati di peculato e falso ideologico continuato in relazione a fatti commessi in Alife e Piedimonte Matese tra il 2007 e il 2010.
Le indagini hanno preso inizio a seguito di notizie su presunte irregolarità amministrative e contabili perpetrate dal dirigente nell’esercizio delle sue funzioni.
L’attenzione investigativa si concentrava, nella sua fase iniziale, sull’intervento durante un consiglio comunale di un consigliere di minoranza del Comune di Alife, Daniele Cirioli, il quale contestava, in particolare, delle anomalie nella riscossione di alcuni mandanti di pagamento (tra cui l’arcinota e famosa delibera delle banane).
Si accertava in capo al Sansone un’ appropriazione indebita di somme di denaro di spettanza degli Enti, negli anni compresi tra il 2007/2010, per l’importo complessivo di € 285.696,62.
La condotta illecita del dirigente, che svolgeva un ruolo apicale in entrambi gli enti, era consistita nella emissione indebita o falsificazione dei mandati di pagamento dell’Ente, emettendoli a suo favore oppure predisponendo delle determine di impegno, atto propedeutico al mandato stesso – false o non corrispondenti.
Ciò gli consentiva di eludere i controlli da parte del revisore dei conti e di predisporre dei falsi bilanci degli di esercizio prevedendo negli stessi la sussistenza di residui attivi e passivi.
Pietro Sansone, totalmente libero, è stato già condannato dalla Corte dei Conti a risarcire il Comune e di Alife danni per 287.000 euro.

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