Piedimonte Matese. Troppi cinghiali? emergenza superabile permettendone la caccia selettiva?

Emergenza cinghiali nelle campagne e sulle montagne matesine:

i sindaci chiedono l’intervento del Parco Regionale del Matese per risolvere un problema che sta mettendo in ginocchio l’economia agricola del comprensorio montano.
L’aumento esponenziale di branchi di ungulati registrato negli ultimi mesi da contadini, imprenditori agricoli e proprietari di terreni tanto sulle montagne quanto più a valle, dove scendono sovente, ha fatto scattare l’allarme da parte delle amministrazioni locali sollecitate ad intervenire dopo le decine di denunce presentate dai cittadini per i pesanti danni subiti tanto alle colture quanto ai prodotti del sottobosco, oltre che agli animali di piccola taglia presenti negli allevamenti domestici.
Su richiesta esplicita dei sindaci dei comuni di San Gregorio Matese, Gallo Matese, Letino e Valle Agricola, la problematica è stata posta al centro di una seduta straordinaria della conferenza dei sindaci presso la Comunità Montana del Matese presieduta da Fabrizio Pepe e svoltasi nei giorni scorsi, nel corso della quale è stata avanzata la proposta di ricorrere alla caccia al cinghiale in forma selettiva.
Da più parti è stata, infatti, lamentata l’impossibilità a poter fronteggiare il fenomeno in quanto i territori interessati ricadono in area protetta, per cui, attesa l’esclusiva competenza dell’Ente Parco Regionale del Matese, è stato chiesto al presidente Umberto De Nicola di voler promuovere un incontro specifico sull’argomento al fine “di poter verificare ogni utile e consentita iniziativa per fronteggiare la presenza di tanti cinghiali, e, non da ultimo, la possibilità di far ricorso all’esercizio della caccia al cinghiale in forma selettiva in base alle vigenti norme in quanto applicabili“.
Un problema annoso che ha colpito di recente anche il comprensorio caiatino, e che è già noto alla Provincia, in particolare all’assessorato all’agricoltura che sta effettuando dei sopralluoghi e, dopo aver constatato effettivamente i danni patiti dagli agricoltori dagli imprenditori, investe la Regione Campania, organo istituzionalmente preposto alla verifica dei danni, affinché i funzionari addetti, si adoperino per gli opportuni provvedimenti e per il dovuto risarcimento dei danni, laddove previsto.
Naturalmente non è solo il “mero” risarcimento a rappresentare un’idonea soluzione e, pertanto, ulteriori iniziative la Provincia le ha già poste in essere per dare maggiore sicurezza ai territori e ridurre i danni all’agricoltura con le nuove disposizioni approvate grazie alla sinergia con il settore caccia e pesca dello stesso Ente per quanto attiene l’attività venatoria 2014/2015, relativamente proprio alla caccia al cinghiale.
Proprio l’assessore provinciale Stefano Giaquinto ed il consigliere provinciale delegato alla Caccia Domenico Carrillo, hanno annunciato “un dispositivo che va nella direzione giusta, un primo intervento che di certo non risolve definitivamente, ma che quantomeno cerca di attenuare i danni provocati all’agricoltura dai cinghiali”.
Le nuove disposizioni prevedono l’inizio obbligatorio da parte del capo battuta attraverso la compilazione di una scheda censimento nelle zone di battuta che è propedeutico a qualsiasi altra attività successiva già prevista.
Inoltre la possibilità di abbattere quattro capi e non più due ad ogni battuta (è in ogni caso vietato abbattere giovani striati e scrofe pregne); infine alle 29 zone già attive per la caccia al cinghiale, il ripristino di ulteriori 15 zone e l’aggiunta di altre 9 (il tutto un territorio che comprende 23 comuni della provincia di Caserta).
E qui c’è la necessità per l’annata venatoria 2015/2016 di tentare la possibilità di riaprire la caccia al cinghiale anche per la zona Matesina, seppur area protetta, praticamente divenuta un vero e proprio rifugio dei cinghiali.

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