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Alvignano e Caiazzo unite nel processo per il depuratore di Marcianofreddo

Depuratore in località Fontanelle: la procura punta l’indice contro otto persone.

Il Pubblico Ministero Silvio Marco Guarriello, chiede il rinvio a giudizio anche del sindaco Angelo Di Costanzo.

Gravissime le accuse contro il presidente del Consorzio Idrico, Pasquale Di Biasio, e il ragioniere dello stesso Consorzio, Giuseppe Farbo: si sarebbero appropriati (peculato) di oltre 60.000 euro del municipio di Alvignano.

La posizione di Angelo Di Costanzo appare alquanto assurda, atteso che la vicenda è stata già oggetto di analoga indagine esperita dal Pubblico Ministero Federica D’Amodio e quindi archiviata dal Gip Marcello De Chiara, tuttavia anche il suo nome risulta fra quelli per i quali il pubblico ministero ha chiesto rinvio a giudizio:

Di Biasio Pasquale di Carinola; Farbo Giuseppe di Maddaloni; Ferrara Luigi di San Felice a Cancello; Offreda Giuseppe di Dragoni; Barbiero Pio di Alvignano; Marra Raffaele di Caiazzo; Facchini Massimo di Caserta; Di Costanzo Angelo di Alvignano.

Secondo l’accusa, Offreda, Barbiero e Marra avrebbero violato gli articoli 635­/639 bis e 674 del codice penale perché, agendo in concorso fra loro, in relazione alla realizzazione di lavori per un impianto di depurazione in località Fontanelle, per colpa consistita in grave negligenza, grave imprudenza e grave imperizia, davano inizio alle opere di edificazione di detto depuratore senza aver correttamente posto in essere la procedura espropriativa relativa al terreno sul quale l’opera doveva insistere e, in tal modo, determinavano il blocco dell’opera per ricorso della parte interessata e la realizzazione solo di parte delle fognature con creazione di uno scarico abusivo, in particolare Marra Raffaele assegnava l’appalto e consegnava i lavori alla ditta Offreda in data 26 ottobre 2005 pur nell’impossibilità di realizzarli per non aver espropriato il terreno; Pio Barbiero quale direttore dei lavori e l’Offreda, consapevoli dell’impossibilità di portare a termine i lavori per le ragioni suddette, davano inizio alle opere fognarie ­ inutili, stante l’impossibilità di attivare il depuratore nel quale convogliare i reflui.
Inoltre Offreda e Barbiero consentivano che alle opere fognarie si allacciassero abusivamente gli scarichi di varie abitazione private, in tal modo, tutti, creando uno scarico non autorizzato di reflui della rete fognaria in località Fontanelle – via Cacciapugli, scarichi non convogliati nell’impianto di depurazione non realizzato, reflui scaricati direttamente nel Vallone Fontanelle senza subire alcun trattamento depurativo (art. 137 d. leg.vo) e cosi determinando lo sversamento di reflui inquinanti per violazione dei parametri consentiti di COD, BOD5, AZOTO AMMONIACALE, AZOTO NITROSO, ESCHERIA COLI e quindi idonei ad imbrattare le persone e con emissione di gas vapori e fumi idonei cagionare tali effetti, danneggiando altresì i suddetti corsi di acqua i inquinati.
Situazione oltretutto non agevolmente rimediabile dagli organi comunali stante sia il contenzioso con la parte espropriata sia il contenzioso insorto fra ditta Offreda ed il Comune, circostanze che impedivano il rapido ripristino dei luoghi ed eliminazione delle conseguenze dannose.
Nell’ambito della stessa vicenda Facchini e Di Costanzo non avrebbero controllato – o comunque consentivano che restasse in esercizio uno scarico fognario senza autorizzazione, agendo il Di Costanzo quale Sindaco ed il Facchini Massimo quale responsabile del procedimento, in particolare in relazione allo scarico dei reflui della rete fognaria località Marciano Freddo, il cui scarico si immette direttamente in un canale del tipo “fosso” affluente del “Rio Telia” senza subire alcun trattamento depurativo, nonostante fosse stata prevista la realizzazione di un depuratore, lo stesso non veniva realizzato nonostante il Comune avesse sottoscritto il relativo contratto di appalto per la costruzione con la ditta “Aquaclara” ed invero pur essendo stato approvato il progetto esecutivo in data 30 giugno 2009.
Approvati gli atti di gara con determina del 22 luglio 20­10 e stipulato il contratto il 28 settembre 2010, il Facchini non si attivava per la realizzazione delle opere e Di Costanzo non sorvegliava, nella qualità di autorità sanitaria locale, che la procedura si svolgesse tempestivamente e così consentivano lo sversamento di reflui fognari inquinanti, idonei ad imbrattare le persone e con emissione di gas vapori e fumi idonei a cagionare tali effetti, danneggiando altresì i suddetti corsi di acqua i inquinati.
Di Biasio, Farbo e Ferrara sono accusati di aver violato gli articoli 110 e 314 del codice penale perché operando il De Biasio quale Presidente del Consorzio Idrico di Terra di Lavoro (CITL), il Ferrara quale Direttore Generale del CITL e il Farbo quale responsabile della Ragioneria del CITL, esistendo la convenzione del 25 ottobre 2009 fra il Comune di Alvignano e il Consorzio Idrico di Terra di Lavoro in virtù della quale il CITL gestisce il servizio idrico del Comune di Alvignano con l’obbligo di reversale entro il giorno 10 del mese successivo a quello di riscossione, ed anche la riscossione delle tariffe di pubblica fognatura e di depurazione dovute dagli utenti, avendo riscosso il CITL le somme suddette, si appropriavano della somma di euro 60.542 del comune di Alvignano – somme relative ai canoni riscossi per gli anni 2003\2005\2006 di cui alla delibera n 14 2009 del CITL della quale avevano la disponibilità per lavoro d’ufficio.
LE PRECISAZIONI DI ANGELO DI COSTANZO
Per quanta riguarda la mia posizione – relativamente alla vicenda di Marciano Freddo –voglio precisare che contemporaneamente all’indagine svolta da Guarriello c’è stata anche un’altra inchiesta condotta da Amodio che ha avuto come oggetto esclusivamente la situazione di Marciano Freddo.
Il gip De Chiara, dopo aver letto gli atti, ha disposto, su richiesta del Pubblico Ministero, l’archiviazione delle accuse nei miei confronti scagionandomi totalmente da ogni responsabilità addebitata.
Per cui ritengo che anche quest’ultima vicenda non potrà che avere la stessa conclusione della precedente.
Mi sento sereno perché sicuro di poter dimostrare, atti alla mano, la mia estraneità alle accuse”.

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